Il papillomavirus umano (HPV – Human Papilloma Virus) è uno dei virus a trasmissione sessuale più diffusi al mondo e rappresenta la principale causa del tumore del collo dell’utero. Secondo i dati del Ministero della Salute, oltre 290 milioni di donne nel mondo sono state infettate dall’HPV, un numero che evidenzia l’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce.
Lo studio riporta come più diffuso sia quello della mammella, le altre sedi sono colon-retto e polmone.
I numeri del cancro in Italia 2025.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riconosce il tumore della cervice uterina come il primo tumore completamente prevenibile tramite vaccinazione e screening. In Italia, i programmi di prevenzione includono campagne di vaccinazione gratuita per adolescenti e percorsi di screening cervicale, integrati da iniziative di prevenzione.
il Fondo di assistenza sanitaria integrativa Enfea Salute provvede per tutte le sue iscritte, nell’ambito della Prevenzione delle patologie oncologiche genitali femminili e mammarie, al pagamento delle seguenti prestazioni:
- Diagnostica ematochimica caratterizzata da: Esame emocromocitometrico, Ves, Glicemia, Azotemia, Creatininemia, Colesterolo totale e HDL, Ca 125;
- Indagini specifiche: Visita ginecologica e senologica, Pap Test, Esame mammografico, Ecografia pelvica.
Di cosa parliamo in questo articolo
- Quali sono i fattori di rischio e come si manifesta il tumore all’utero.
- Cos’è l’HPV
- Come si trasmette
- Vaccinazione anti-HPV
- Perché vaccinarsi
- Tipologie di vaccino
- Schema vaccinale
- Sicurezza ed efficacia
- Screening e diagnosi precoce
- Tumore dell’utero (carcinoma endometriale)
- Fattori di rischio principali
- Sintomi
- Diagnosi
- Trattamento
Quali sono i fattori di rischio e come si manifesta il tumore all’utero.
Cos’è l’HPV
L’HPV è un virus molto diffuso che comprende oltre 200 genotipi. Di questi, circa un terzo è associato a patologie dell’apparato genitale, sia benigne sia maligne:
- HPV 16 e 18: responsabili della maggior parte dei tumori cervicali;
- HPV 6 e 11: causano principalmente verruche genitali e lesioni benigne;
- Altri genotipi possono causare lesioni precancerose o tumori in altre sedi come ano, pene, vulva, vagina e orofaringe.
La maggior parte delle infezioni da HPV è asintomatica, rendendo possibile la trasmissione inconsapevole del virus.
Come si trasmette
L’infezione si trasmette principalmente attraverso i contatti sessuali. L’uso del preservativo riduce il rischio di contagio, ma non offre protezione completa contro l’HPV, poiché il virus può infettare aree non coperte dal profilattico.
Vaccinazione anti-HPV
Perché vaccinarsi
La vaccinazione è la misura più efficace per prevenire infezioni da HPV e, conseguentemente, ridurre il rischio di lesioni precancerose e tumori correlati. I vaccini attuali non curano infezioni già presenti, ma prevengono l’insorgenza di nuovi casi.
Secondo il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2023-2025:
- Tutti gli adolescenti di 11-12 anni, maschi e femmine, ricevono la vaccinazione gratuita con chiamata attiva dalla propria Azienda USL;
- Per le donne è possibile ricevere il vaccino gratuitamente fino ai 26 anni; per gli uomini almeno fino ai 18 anni;
- Adulti con condizioni a rischio specifiche (donne con lesioni cervicali pregresse, persone HIV positive) possono essere vaccinati secondo indicazioni cliniche.
Tipologie di vaccino
- Bivalente: contro HPV 16 e 18;
- Quadrivalente: contro HPV 6, 11, 16 e 18;
- Nonovalente: contro HPV 6, 11, 16, 18, 31, 33, 45, 52, 58. Offre una copertura fino al 90% dei tumori cervicali, rispetto al 70% di quello precedente come illustra l’Istituto Europeo di Oncologia. È quindi più efficace contro il tumore al collo dell’utero ed estende inoltre la protezione ad altre forme di cancro HPV- correlate, per i quali non esiste altro strumento né di prevenzione né di diagnosi precoce.
Schema vaccinale
- 2 dosi: tra 9 e 14 anni (0 e 6 mesi);
- 3 dosi: dai 15 anni in poi (0, 1 e 6 mesi).
Sicurezza ed efficacia
- Sicuro e testato su milioni di persone nel mondo;
- Effetti collaterali lievi e transitori: dolore o arrossamento nel sito di iniezione, febbre lieve, malessere generale;
- Efficace 90-100% nella prevenzione delle lesioni precancerose nei soggetti non precedentemente esposti al virus.
Fonti: Ministero della Salute, OMS, AIRC
Screening e diagnosi precoce
La diagnosi precoce è fondamentale per prevenire la progressione dell’infezione HPV a tumore.
- Pap Test: identifica alterazioni cellulari precancerose. Raccomandato ogni 3 anni per donne tra 25 e 33 anni.
- HPV Test: individua ceppi ad alto rischio; sostituisce gradualmente il Pap Test nelle donne dai 34 ai 64 anni, con intervallo di 5 anni.
L’HPV test e il Pap Test si integrano per garantire una diagnosi accurata, anche per ceppi non coperti dal vaccino.
Tumore dell’utero (carcinoma endometriale)
Il carcinoma endometriale rappresenta la quasi totalità dei tumori all’utero. Colpisce prevalentemente donne in menopausa e over 50.
Dati epidemiologici
Secondo il rapporto “I numeri del cancro in Italia 2025” (AIOM e AIRTUM):

Fattori di rischio principali
I principali fattori di rischio sono rappresentati da nulliparità, menopausa tardiva, obesità, diabete, ipertensione, terapia ormonale sostitutiva a base di estrogeni non adeguatamente controbilanciata dal progestinico, pregressa radioterapia pelvica o pregresso uso di tamoxifene.
Sintomi
Il segnale più precoce è il sanguinamento uterino anomalo, che può manifestarsi come:
- Sanguinamento post-menopausa;
- Sanguinamento tra due cicli mestruali;
- Cicli abbondanti, irregolari o prolungati.
Altri sintomi: perdite vaginali maleodoranti, dolori pelvici o lombari, perdita di peso non intenzionale.
Il sintomo d’esordio della malattia è rappresentato dal sanguinamento uterino anomalo. La precocità del sintomo fa in modo che l’80% dei tumori endometriali sia diagnosticato quando la lesione è ancora confinata all’utero. L’esame ecografico transvaginale consente lo studio della rima endometriale ma l’esame diagnostico d’elezione è rappresentato dall’isteroscopia con biopsia mirata.
Diagnosi
- Ecografia transvaginale per individuare anomalie;
- Isteroscopia, esame d’elezione per biopsie mirate;
- Altri esami: sangue, funzionalità renale/epatica, radiografia toracica, elettrocardiogramma.
- A volte si scopre la presenza di un tumore in seguito a un Pap Test, i cui risultati appaiono anomali.
In alcuni casi, il/la ginecologo/a potrebbe prescrivere anche il dosaggio di un marcatore tumorale, il CA 125, che non a caso rientra tra gli esami ematochimici coperti dal piano sanitario di Enfea Salute
Per valutare la diffusione del tumore si stabilisce una classificazione in 4 stadi.
Classificazione per stadi:
- Stadio I: tumore confinato all’utero
- Stadio II: coinvolgimento della cervice
- Stadio III: diffusione a tessuti adiacenti, vagina o linfonodi
- Stadio IV: coinvolgimento di vescica, intestino o organi distanti
Lo stadio al quale si trova il tumore influenza il tipo di trattamento da eseguire, le probabilità di sopravvivenza e il rischio di recidiva. Meno esteso è il tumore, maggiori saranno le chance di superarlo.
Il trattamento standard del tumore dell’endometrio è rappresentato dalla chirurgia, optando per tre soluzioni:
Trattamento
- Chirurgia: isterectomia (totale, subtotale o radicale) e rimozione dei linfonodi vicini; modalità: aperta, laparoscopica o vaginale;
L’obiettivo è eseguire una isterectomia (subtotale, totale o radicale a seconda della gravità del tumore), ovvero l’asportazione intera dell’utero e, di solito, anche dei linfonodi vicini. Se il tumore è confinato solo nell’utero, e non ha intaccato altre superfici, può essere sufficiente analizzare il linfonodo sentinella.
- La rimozione chirurgica comporta perdita della fertilità e menopausa immediata.
In base allo stadio in base allo stadio del tumore e al rischio di recidiva, potrebbe essere prescritto anche un trattamento chemioterapico e/o radioterapico.
Prevenzione con Enfea Salute
Il Fondo Enfea Salute, per il tramite di UniSalute, provvede al pagamento delle prestazioni sotto elencate per Assicurate con età superiore a 40 anni.
- Esami ematochimici: emocromocitometrico, Ves, glicemia, azotemia, creatinina, colesterolo totale e HDL, CA 125;
- Indagini cliniche: visita ginecologica e senologica, Pap Test, mammografia, ecografia pelvica.
