Quali sono le tecniche di procreazione medicalmente assistita

da | Dic 13, 2021 | Salute

La procreazione medicalmente assistita (PMA), altrimenti nota come fecondazione assistita, consiste in un processo alquanto complesso, sia dal punto di vista medico-scientifico sia per quanto riguarda l’impatto psicologico che esso comporta sulla futura mamma e, in generale, sulla coppia.  

Aiutare persone affette da infertilità ad avere un figlio richiede il coinvolgimento di diverse professionalità, dal medico di base fino all’esperto di PMA e di neonatologia, passando ovviamente per il ginecologo di fiducia, che rappresenta in genere il perno di tutto il processo. 

Rispetto a qualche decennio fa – la prima bambina nata con fecondazione assistita in vitro risale al 1978le tecniche di procreazione medicalmente assistita si sono evolute, ed oggi la scienza medica è in grado di offrire un ventaglio di possibilità più ampio ed efficace a chi desidera una gravidanza. 

Ma in cosa consiste la procreazione medicalmente assistita, quali sono le tecniche disponibili oggi, e cosa prevede la normativa vigente in Italia? Scopriamolo insieme. 

Cos’è la procreazione medicalmente assistita

Come si può leggere sul sito del Ministero della Salute, con l’espressione procreazione medicalmente assistita si intende:

“l’insieme delle tecniche utilizzate per aiutare il concepimento in tutte le coppie, nei casi in cui il concepimento spontaneo è impossibile o estremamente remoto e nei casi in cui altri interventi farmacologici e/o chirurgici siano inadeguati.”

Quindi, si tratta di un insieme di tecniche finalizzate al concepimento, nei casi in cui non sia possibile giungere a quel risultato in modo naturale o attraverso terapie alternative. 

D’altronde, questa necessità di fare ricorso alle tecniche di fecondazione assistita solo dopo aver tentato con altri percorsi terapeutici è stabilito dalla legge che, nel nostro Paese, regola queste pratiche.

Le tecniche di PMA comprendono sia tecniche più semplici, come ad esempio l’inseminazione intrauterina con l’introduzione del liquido seminale all’interno della cavità uterina, sia tecniche più complesse, quindi con l’inseminazione che si verifica all’esterno del corpo della donna con successivo trasferimento dell’embrione nell’utero.

Vedremo tra un attimo quali sono le tecniche disponibili oggi, non prima di aver approfondito un attimo la normativa vigente in Italia

Cosa prevede la legge 40/2004?

La legge che regola la procreazione medicalmente assistita in Italia è la n.40 del 19 febbraio 2004, che stabilisce quanto segue all’articolo 1, punto 2, e rimarcato poi con l’articolo 4: 

“il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità.”

Cosa vuol dire? Semplicemente, che prima di accedere alle tecniche di PMA consentite dalla legge italiana, e che elencheremo più avanti nel corso dell’articolo, è necessario passare attraverso un percorso terapeutico finalizzato alla rimozione delle cause dell’infertilità

Solo quando queste terapie non riescono a invertire l’impedimento al concepimento, si può ricorrere alla fecondazione assistita. 

L’articolo 4 menzionato prima indica anche due principi di base che vanno rispettati per l’impiego delle, e il ricorso alle, tecniche di procreazione medicalmente assistite, ovvero: 

  1. gradualità, al fine di evitare il ricorso a interventi aventi un grado di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari, ispirandosi al principio della minore invasività;
  2. sottoscrizione del consenso informato, con il quale il medico illustra tutte “sui problemi bioetici e sui possibili effetti collaterali sanitari e psicologici conseguenti all’applicazione delle tecniche stesse, sulle probabilità di successo e sui rischi dalle stesse derivanti, nonché sulle relative conseguenze giuridiche per la donna, per l’uomo e per il nascituro”.

Il testo originale della legge prevedeva il divieto al ricorso di tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, divieto poi rimosso per giudizio di incostituzionalità da parte della Corte Costituzionale con la sentenza 9 aprile – 10 giugno 2014, n.162 (in G.U. 1ªs.s. 18/06/2014, n.26). 

Infine, con l’articolo 5 si stabilisce che possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita solo coppie di maggiorenni di sesso diverso,  coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi.

Per approfondire, invitiamo a leggere il testo integrale, qui

Tecniche di procreazione medicalmente assistita

Abbiamo visto che, per legge, si può fare ricorso alla procreazione medicalmente assistita solo dopo aver sperimentato altre terapie per ripristinare la fertilità nei soggetti interessati.

Inoltre, la legge 40 stabilisce che le terapie disponibili devono essere offerte ai pazienti in modo graduale

Per questo motivo, le tecniche di procreazione medicalmente assistita si dividono in tecniche di I, II e III livello, in base alla complessità e al grado di invasività tecnica che le caratterizza:

  • tecniche di I livello: semplici e poco invasive, caratterizzate dal fatto che la fecondazione si realizza all’interno dell’apparato genitale femminile (in vivo). Rientrano in questo gruppo la stimolazione ovarica e l’inseminazione;
  • tecniche di II e III livello: più complesse e invasive, prevedono che la fecondazione avvenga in vitro. 
    • tecniche di II livello: la FIVET (Fertilizzazione in vitro), la ICSI (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo), la crioconservazione di ovociti ed embrioni (nei limiti delle  normative vigenti) o un prelievo percutaneo di spermatozoi dal testicolo, la donazione di gameti;
    • tecniche di III livello: prevedono la laparoscopia, il prelievo chirurgico di spermatozoi dal testicolo o la diagnosi genetica preimpianto

Ovviamente, il tipo di tecnica da impiegare è scelta dal team di specialisti in relazione ad una serie di parametri, che variano di persona in persona. 

Come si procede

Nelle linee guida alla procreazione medicalmente assistita redatte dal Ministero della Salute si spiega che quando si giunge ad una diagnosi di sterilità il trattamento della coppia sterile deve basarsi su tre principali opzioni: 

  1. Trattamento medico per ripristinare la fertilità 
  2. Trattamento chirurgico per ripristinare la fertilità 
  3. Accesso alle procedure di fecondazione assistita 

Si tratta di quanto già indicato prima, ovvero della gradualità delle cure e delle terapie disponibili, fino a giungere alle tecniche di fecondazione assistita.  

Esiste, inoltre, un fattore temporale che si concretizza in tre differenti aspetti e condiziona le strategie diagnostiche: 

  • età della donna: è noto, infatti, che con l’età diminuisce la fertilità nella donna e che aumenta il rischio di abortire spontaneamente; 
  • esposizione alla probabilità di concepire: la durata dell’infertilità rappresenta il criterio che seleziona la prognosi riproduttiva della coppia a prescindere dalla diagnosi di sterilità. Coppie con una condizione di sterilità di lunga durata hanno una prognosi riproduttiva sfavorevole; 
  • riserva ovarica: la gonade femminile, diversamente da quella maschile, è costituita da un numero finito di unità follicolari. Esiste una soglia critica di patrimonio follicolare, al di sotto della quale vi è una riduzione della potenzialità riproduttiva della donna.

Per approfondire, invitiamo a leggere il documento integrale contenente le linee guida ministeriali. Lo trovi qui

Ricordiamo agli iscritti che il Fondo Enfea Salute provvede a coprire le  spese per procreazione medicalmente assistita (PMA), nei casi di  sterilità conclamata in età fertile. Consulta il nostro Piano Sanitario per tutti i dettagli. 

ATTENZIONE:
Le informazioni qui riportate hanno carattere divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica. Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai lettori, sulla base dei dati e delle informazioni qui riportati sono assunte in piena autonomia decisionale e a loro rischio.