Quali sono i sintomi dell’endometriosi

da | Giu 1, 2022 | Salute

Il Piano Sanitario Enfea Salute, nell’ambito delle prestazioni di Ginecologia, prevede la copertura delle spese per interventi per endometriosi.

Si tratta di una condizione ancora poco nota, eppure molto diffusa. Le stime del Ministero della Salute parlano di circa 3 milioni di donne con endometriosi diagnosticata, con una prevalenza del 10-15% nelle donne in età riproduttiva

Oltre a essere associata a forti dolori, in particolare durante il ciclo mestruale e i rapporti sessuali, l’endometriosi rappresenta una delle cause di infertilità femminile, risultando infatti presente in circa il 30-50% delle donne che non riescono ad avere figli. 

Ma cos’è l’endometriosi, quali sono i sintomi principali, quali le cause e come si può affrontare in modo adeguato? Approfondiamo insieme. 

Cos’è l’endometriosi

L’endometriosi è una condizione patologica che colpisce le donne in età fertile, in particolare nella fascia di età 25-35 anni, caratterizzata da un’infiammazione dell’endometrio

Quest’ultimo è lo strato che avvolge la cavità uterina e che, ogni mese, con il ciclo mestruale, si sfalda e si rigenera. Questo è quello che accade in condizioni normali, ma cosa succede nelle donne affette da endometriosi? 

Semplificando, l’endometrio, in condizioni normali, ricopre l’utero, mentre in caso di endometriosi tende a crescere in sedi anomale, come nelle ovaie, nel peritoneo, nei legamenti uterosacrali e nel setto retto-vaginale, provocando enormi disagi

In effetti, mentre durante il ciclo mestruale la donna espelle il sangue e il materiale che andrà a rigenerare, in presenza di tessuto endometriale che cresce fuori posizione questi elementi di scarto non trovano vie di fuga e rimangono intrappolati, provocando una forte infiammazione

Sintomi principali dell’endometriosi

Abbiamo spiegato che l’endometriosi è una malattia caratterizzata da un forte infiammazione di questi tessuti cresciuti in posizioni anomale. 

Il sintomo principale consiste nel dolore, decisamente più intenso rispetto ai classici dolori e crampi mestruali, ma ne esistono anche altri ai quali prestare attenzione, elencati dalla Fondazione Italiana Endometriosi

  • dolore pelvico, che può essere acuto, quando ha una durata non superiore a 2 o 3 mesi, e cronico, se persiste per 6 o più mesi;
  • dismenorrea, ovvero un forte dolore mestruale. Anche se un certo dolore durante il ciclo è normale, soffrire in modo molto intenso non lo è affatto;
  • dispareunia, ovvero dolore durante i rapporti sessuali;
  • disagio rettale, che si può configurare come in una sensazione costante di dover andare in bagno, difficoltà a stare sedute, diarrea. In questi casi si può individuare la crescita del tessuto endometriale nella zona retto-vaginale;
  • mestruazioni abbondanti;
  • perdite di sangue fra un flusso e l’altro;
  • costipazione;
  • difficoltà a rimanere incinta. 

In presenza di uno o più sintomi, è fondamentale rivolgersi subito ad una ginecologa per diagnosticare l’endometriosi e provare a contenere i sintomi e le complicanze. 

Quali sono le cause ed i fattori di rischio

Non sono ancora note le cause della endometriosi, ma l’ipotesi più accredita è la seguente. Alcune cellule endometriali si spostano dalla cavità uterina durante le mestruazioni e successivamente si impiantano in sedi anomale. 

Il flusso retrogrado di tessuto mestruale – ovvero quello che naturalmente dovrebbe essere destinato a essere espulso dal corpo delle donne – attraversa le tube di Falloppio, trasportando le cellule endometriali nella cavità addominale, mentre i sistemi linfatico o circolatorio potrebbero trasportarle in sedi lontane, come ad esempio la cavità pleurica. 

Per quanto riguarda, invece, i potenziali fattori di rischio per l’endometriosi, possiamo elencare i seguenti: 

  • storia familiare in parenti di primo grado di endometriosi;
  • gravidanza ritardata o nulliparità;
  • menarca precoce;
  • menopausa tardiva;
  • cicli mestruali abbreviati (< 27 giorni) con mestruazioni abbondanti e prolungate (> 8 giorni);
  • difetti del dotto mülleriano;
  • esposizione al dietilstilbestrolo nell’utero.

Alcuni fattori, invece, sembrerebbe proteggere dalla comparsa della patologia: 

  • nascite multiple;
  • allattamento prolungato; 
  • uso a lungo termine di contraccettivi orali a basso dosaggio;
  • menarca tardivo;
  • esercizio fisico regolare.

Diagnosi dell’endometriosi

Giungere a una diagnosi precoce dell’endometriosi è fondamentale, perché può ridurre sensibilmente il rischio di complicanze, in particolare l’infertilità e il cancro alle ovaie

Purtroppo, il ritardo nelle diagnosi per questa patologia è molto frequente, perché si confondono i sintomi associandoli ad altre condizioni. 

La Agenas, ovvero l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, sottolinea questo aspetto: 

“La poca conoscenza della patologia è causa del grave ritardo diagnostico, ancora oggi valutato intorno agli 8 anni, nei quali la donna affronta un lungo e dispendioso percorso tra visite specialistiche, esami diagnostici ed operazioni chirurgiche. Tutto questo determina gravi ripercussioni psicologiche che influiscono profondamente sulla sfera professionale, familiare, affettiva e sociale delle donne e sulla qualità di vita nella sua globalità.”

La diagnosi può essere effettuata attraverso una visita ginecologica e una ecografia pelvica dedicata, e si conferma di solito tramite laparoscopia. Non è obbligatorio procedere ad una biopsia, ma può aiutare nella diagnosi.

L’endometriosi si divide in 4 stadi: 

  • I° stadio, “Minima”: pochi impianti superficiali;
  • II° stadio, “Lieve”: impianti più numerosi e lievemente più profondi;
  • III° stadio, “Moderata”: molti impianti profondi, piccoli endometriomi localizzati su una o entrambe le ovaie e alcune aderenze sottili
  • IV° stadio, “Grave”: molti impianti profondi, endometriomi grandi su una o entrambe le ovaie, e molte aderenze spesse, talvolta con il retto adeso alla parete posteriore dell’utero.

Stabilito il livello di gravità della condizione della donna affetta da endometriosi, si procede al trattamento

Come si cura

A seconda dello stato di salute della donna si può optare per diversi approcci terapeutici

Nei casi più lievi si propende per una condotta d’attesa, ovvero si evitano terapie di ogni tipo e si ripetono i controlli periodicamente.

Una seconda opzione consiste nella somministrazione di farmaci che vanno ad agire sull’infiammazione e sul dolore; la terapia in questi casi è basata su trattamenti ormonali, progestinici o estroprogestinici a basso dosaggio e integratori per il dolore pelvico. 

Laddove necessario, si può ricorrere a un intervento chirurgico, cercando di preservare la fertilità per quanto possibile. Infatti, l’opzione della isterectomia viene in genere rivolta solo a donne che hanno già avuto figli. 

Infine, si può provare a procedere con la ricerca di una gravidanza spontanea o con tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA).

Sarà la ginecologa a individuare il percorso terapeutico più idoneo, considerando anche l’età e il desiderio di prole della donna. 

ATTENZIONE:
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