L’ictus è un’interruzione del flusso di sangue al cervello che priva le cellule cerebrali dell’ossigeno e degli altri elementi nutritivi di cui hanno bisogno. Questa interruzione può provocare la morte o il danneggiamento delle cellule nervose

Secondo i dati della SIIA (Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa), ogni anno l’ictus colpisce circa 200.000 persone e rappresenta la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e i tumori

Si tratta, quindi, di una malattia molto diffusa, che può avere esito fatale o, in molti casi, provocare danni più o meno gravi che si protraggono per giorni, mesi o addirittura anni. 

Per questo motivo, è necessario intraprendere un percorso di riabilitazione post ictus cerebrale, che può variare di tipologia e di intensità a seconda delle aree del cervello più colpite e del danno causato. 

Vediamo insieme in cosa consiste questa riabilitazione post ictus alla quale deve sottoporsi un paziente che ne ha subito uno. 

Quali sono le conseguenze di un ictus cerebrale

Come accennato, la riabilitazione post ictus varia a seconda delle conseguenze che l’attacco ischemico ha provocato nel paziente, o più precisamente dall’area del cervello colpita.

Quali sono queste conseguenze? Troviamo un elenco in questa utilissima guida all’ictus redatta dal reparto di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia: 

  • paralisi di uno o più arti;
  • disfagia, ovvero difficoltà a inghiottire; 
  • afasia, difficoltà a parlare; 
  • aprassia, difficoltà a eseguire gesti in assenza di paralisi; 
  • neglect o eminattenzione, quindi impossibilità a guardare ed esplorare la metà sinistra del corpo e dello spazio; 
  • depressione. 

Come è facile intuire, un percorso riabilitativo va calibrato e strutturato sulle reali condizioni del paziente, e va iniziato subito, già in ospedale durante il ricovero che segue, quasi sempre, il ricorso al pronto soccorso. 

Cosa vuol dire fare riabilitazione post ictus

Bisogna specificare che in seguito a un evento ischemico le cellule morte restano tali, mentre quelle danneggiate potrebbero riprendere il loro naturale funzionamento, magari solo parzialmente.

Il nostro cervello, che è uno strumento straordinario e ancora molto misterioso, è in grado di trasferire i compiti svolti in origine da determinate cellule e tessuti ad altri, che in qualche modo provano a compensare. 

C’è da dire, però, che questo miglioramento registrato dopo pochi giorni successivi all’attacco non si traduce in un superamento della disabilità provocata. 

È nel medio e lungo periodo, infatti, che si gioca la vera partita.

Con la riabilitazione post ictus si prova a dare un supporto attivo al processo di guarigione e di ripristino di alcune funzioni essenziali, ad evitare un peggioramento delle condizioni generali di salute del paziente e ad adattarsi alla disabilità conseguita.  

Ad esempio, se l’ictus ha provocato una paralisi della mano destra in un destrimano, allora si dovrà allenare la mano sinistra a compiere gesti di solito svolti dall’altro arto. 

Una ripresa completa non è possibile, ma, a determinate condizioni, si può provare a tornare a una vita alquanto normale

Si tratta di un processo lungo, che può durare anche anni, finché è possibile registrare dei miglioramenti, completamente subordinato alla volontà e all’impegno del paziente

Senza quest’ultimo, non è possibile ottenere risultati degni di nota.

Come avviene la riabilitazione post ictus

La riabilitazione è un processo durante il quale il paziente deve reimparare a fare le cose che prima faceva in modo automatico, o a farle in modo differente. 

Abbiamo visto prima che va personalizzata in base alle conseguenze provocate dall’attacco ischemico, che possono tradursi in paralisi, difficoltà di deambulazione, disturbi della sensibilità, della vista, del linguaggio, dell’articolazione delle parole e della deglutizione, della percezione, della memoria, oltre a stanchezza e cambiamenti emozionali

Questo vuol dire che la riabilitazione post ictus prevede un lavoro di squadra, capace di coinvolgere un fisioterapista, un logopedista, un neurologo, uno psicoterapeuta, e altri specialisti, senza dimenticare il ruolo prezioso dei caregiver, familiari e/o professionisti del settore. 

Come si procede? 

Lo spiega in modo molto approfondito la Fondazione Svizzera di Cardiologia in un opuscolo dal titolo “Vivere dopo l’ictus cerebrale”, che consigliamo di consultare. 

Al suo interno, vengono elencate le seguenti attività riabilitative da svolgere con pazienti che hanno sperimentato un ictus: 

  • fisioterapia: si esercitano le capacità sensitive e motorie, fondamentali in caso di paralisi o di altri disturbi del movimento;
  • ergoterapia: questa disciplina riabilitativa ha lo scopo di ottenere, migliorare o mantenere la maggior autonomia possibile in attività della vita di tutti i giorni, ad esempio curare l’igiene personale, mangiare, spostarsi, sbrigare i lavori di casa, andare a lavoro, e così via. Per giungere a questo obiettivo, si lavora sia dal punto di vista motorio che cognitivo;
  • logopedia: cura i disturbi del linguaggio, con l’obiettivo non solo di migliorare le capacità espressive del paziente ma anche di consentirgli di capire cosa gli viene detto;
  • neuropsicologia: attraverso esercizi specifici, si lavora per migliorare funzioni come la memoria, la concentrazione e l’attenzione;
  • psicoterapia: vivere una vita dopo un ictus non è facile, e accettare un certo grado di disabilità può provocare un disturbo depressivo da non sottovalutare. Sottoporsi a sedute di psicoterapia può essere di grande aiuto, e non solo al paziente, ma anche alla sua famiglia. 

A tutto questo va aggiunto anche un approccio adeguato all’alimentazione e una serie di attività di stampo creativo, come ascoltare musica, dipingere, fare lavori di ceramica, e così via. 

Dove svolgere la riabilitazione

Come già accennato, il percorso riabilitativo inizia già in ospedale, per poi proseguire in modalità differenti a seconda delle condizioni in cui versa il paziente. 

Potrebbe, infatti, svolgersi presso il proprio domicilio oppure in strutture dedicate, specializzate in riabilitazione, dove recarsi periodicamente per svolgere gli esami e gli esercizi richiesti. 

Ricordiamo che il Fondo Enfea Salute provvede al pagamento delle spese per i trattamenti fisioterapici, esclusivamente a fini riabilitativi, nei casi di ictus cerebrale. Puoi consultare il piano sanitario qui.