Secondo il rapporto dell’Unione Europea “State of Health in the EU Italia –  Profilo della Sanità 2019”, la spesa sanitaria è finanziata per circa tre quarti con fondi pubblici, mentre la parte restante è principalmente a carico dei pazienti. 

In effetti, sebbene i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) di base coprano un’ampia gamma di servizi, le spese non rimborsabili a carico delle famiglie sono relativamente elevate (24 %) e costituiscono la maggior parte della spesa sanitaria rimanente.

Si tratta della cosiddetta spesa sanitaria out of pocket, ovvero sostenuta direttamente dal privato cittadino, che paga per prestazioni sanitarie di tasca propria. 

La spesa sanitaria in Italia è inferiore alla media dell’UE

Fatta eccezione per gli ultimi due anni, che hanno visto un lieve aumento dei finanziamenti al Servizio Sanitario Nazionale – con un incremento importante dovuto all’emergenza COVID-19a partire dal 2009 la spesa sanitaria italiana è andata via via riducendosi in proporzione al PIL.

spesa sanitaria out of pocket

Questo, unito a problemi strutturali, come le lunghissime liste d’attesa, hanno reso necessario in molti casi il ricorso a strutture private o convenzionate, con conseguente esborso economico da parte dei pazienti. 

La spesa sanitaria out of pocket è aumentata negli ultimi 10 anni

Come si legge nel rapporto della Comunità Europea, la spesa out of pocket nel nostro Paese ha sempre rappresentato circa ⅕ del totale della spesa sanitaria. 

Ciò nonostante, negli ultimi dieci anni è aumentata fino a raggiungere il 23,7% del totale della spesa sanitaria nel 2017, affiancando la compartecipazione alla spesa prevista per moltissime prestazioni sanitarie, le visite specialistiche, i farmaci, tramite il ticket. 

La percentuale è nettamente superiore alla media dell’UE, pari al 16 %.

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  • Il 40% delle spese out of pocket in Italia sono destinate all’assistenza medica ambulatoriale. 
  • Quasi la metà di questa voce di spesa è destinata alle cure odontoiatriche. 
  • I prodotti farmaceutici ambulatoriali rappresentano invece circa il 30 % delle spese out of pocket totali.

Secondo la ricostruzione, più recente, effettuata dal portale Truenumbers.it, invece, la spesa out of pocket raggiunge quasi il 30% del totale. 

Il ruolo della sanità integrativa

L’Italia è un Paese in evidenti difficoltà economiche, anche prima dell’emergenza sanitaria che ci ha colpiti in questo nefasto 2020, ma ha anche una aspettativa di vita molto elevata, maggiore a quella degli altri Paesi dell’UE. 

Un Paese che invecchia ha, inevitabilmente, maggiori esigenze di ricevere cure mediche, trattamenti farmacologici, assistenza socio-sanitaria, con conseguente aumento dell’esborso diretto da parte dei cittadini per accedere a questi servizi. 

È difficile prevedere un aumento considerevole del finanziamento pubblico al Servizio Sanitario Nazionale nel prossimo futuro, è evidente, quindi, che serve un altro pilastro a supporto della salute dei nostri cittadini.

Da questo punto di vista, ricopre un ruolo centrale la sanità integrativa, in particolare quella erogata attraverso fondi negoziali previsti dai Contratti Collettivi Nazionali, come Enfea Salute per i CCNL Unigec/Unimatica, Uniontessile, UNIONCHIMICA, UNIONALIMENTARI

Grazie a essi, infatti, i lavoratori e, in alcuni casi, i loro familiari possono accedere a prestazioni sanitarie e socio-sanitarie in modo agevole, evitando in un solo colpo sia le lunghe liste d’attesa sia la spesa out of pocket. 

Sarà cura del Fondo, o dell’ente che eroga l’assistenza sanitaria integrativa, a rimborsare o sostenere direttamente le spese previste

Per questo motivo, sarebbe auspicabile una diffusione capillare della sanità integrativa nel nostro Paese, per affiancare un SSN in affanno e alleggerire in modo netto il conto da pagare da parte dei cittadini/pazienti.