Nel corso della nostra vita può capitare di doversi sottoporre a esami clinici e diagnostici di vario tipo, tra cui la risonanza magnetica

Com’è noto, la risonanza magnetica è una tecnica di imaging medico utilizzata in radiologia per visualizzare l’anatomia e i processi fisiologici del corpo sia nella salute che nella malattia.

A differenza della radiografia, consente la visualizzazione non solo di ossa e articolazioni, ma anche degli organi, con il vantaggio di non esporre il paziente alle radiazioni. 

Detto questo, ha altre controindicazioni, che andremo a elencare più avanti nel nostro articolo. 

Approfondiamo insieme l’argomento, cercando di capire cos’è, a cosa serve e come funziona la risonanza magnetica. 

Cos’è la risonanza magnetica

La risonanza magnetica è una tecnologia di imaging non invasiva che produce immagini anatomiche dettagliate tridimensionali. 

Viene spesso utilizzata per il rilevamento di una condizione o patologia, quindi per elaborare una diagnosi e monitorare l’andamento del trattamento. 

Mentre la classica radiografia consente l’acquisizione di immagini attraverso l’impiego di radiazioni, la risonanza magnetica si basa, come suggerisce il nome stesso, sul campo magnetico. 

Cosa vuol dire? Continua a leggere. 

Funzionamento della risonanza magnetica

Spiegare come funziona la risonanza magnetica è molto complesso, perché non si tratta solo di sdraiarsi su un lettino e schiacciare un pulsante. 

Vediamo, quindi, di capire il funzionamento della RM, semplificando il tutto.

La risonanza magnetica si basa su una tecnologia sofisticata che eccita e rileva il cambiamento nella direzione dell’asse di rotazione dei protoni presenti nell’acqua che compone i tessuti viventi. 

Cosa vuol dire? 

In pratica, il macchinario della RM utilizza potenti magneti capaci di produrre un forte campo magnetico che costringe i protoni nel corpo ad allinearsi con quelli del campo – un po’ come il pifferaio magico che, suonando il suo strumento, costringe i topi a mettersi in fila per seguirlo.  

A quel punto, il paziente viene “attraversato” da una corrente a radiofrequenza, stimolando i protoni che iniziano a ruotare fuori equilibrio, cercando di ribellarsi contro l’attrazione del campo magnetico. 

Quando questo campo a radiofrequenza viene disattivato, i sensori della risonanza magnetica sono in grado di rilevare l’energia rilasciata quando i protoni si riallineano con il campo magnetico

Il tempo impiegato dai protoni per riallinearsi, così come la quantità di energia rilasciata dagli stessi, cambia a seconda dell’ambiente e della natura chimica delle molecole. 

I medici, osservando le immagini acquisite, sono in grado di distinguere tra vari tipi di tessuti in base a queste proprietà magnetiche.

Chiaro? Forse no, quindi proviamo a semplificare ancora un po’. 

Il nostro corpo, come sai, è composto per circa il 60% di acqua, che contiene dei protoniQuesti protoni ruotano, generando un loro campo magnetico. 

Quando la risonanza magnetica introduce un nuovo campo magnetico, tramite i grandi magneti che la compongono, i protoni si allineano ad esso, abbandonando quello da loro prodotto in condizioni normali. 

A questo punto, i tecnici avviano una radiofrequenza, che costringe i protoni, ormai allineati con il campo magnetico nuovo, a ribellarsi ad esso, spostandosi, di solito di 90 o 180 gradi. 

Quando la radiofrequenza viene interrotta dai tecnici, i protoni ritornano alla posizione precedente, ovvero si allineano di nuovo con il campo magnetico generato dal macchinario, ma nel farlo rilasciano energia

Questa energia viene, infine, analizzata dai medici per capire se c’è o meno un problema da affrontare. 

Come si esegue la risonanza magnetica

Per ottenere un’immagine con la risonanza magnetica, il paziente viene posizionato all’interno di un grande magnete e deve rimanere molto fermo durante il processo di imaging per non offuscare l’immagine. 

In alcuni casi possono essere somministrati degli agenti di contrasto per via endovenosa, prima o durante la risonanza magnetica, per aumentare la velocità con cui i protoni si riallineano con il campo magnetico. 

Più velocemente i protoni si riallineano, più luminosa è l’immagine.

A cosa serve la risonanza magnetica

La risonanza magnetica è particolarmente indicata per acquisire immagini delle parti non ossee o dei tessuti molli del corpo. 

La TAC (o TC) consente di fare la stessa cosa – anche se le immagini di cervello, midollo spinale, nervi, muscoli, legamenti e tendini sono visti molto più chiaramente con la risonanza –  ma, a differenza di quest’ultima, la RM non impiega le radiazioni ionizzanti dei raggi X

Questo la rende la scelta più indicata quando è richiesta la ripetizione frequente dell’esame, ad esempio per verificare l’andamento di una terapia. 

Non è richiesto un tipo di preparazione particolare, né alcuna precauzione specifica, ma si consiglia di indossare indumenti che non presentano parti metalliche di nessun tipo (anche il ferretto del reggiseno, per intenderci) e togliere gioielli e accessori vari. 

In caso di impiego del mezzo di contrasto, è consigliato alle donne che allattano il proprio bambino al seno di raccogliere in anticipo il latte necessario per le 24 ore successive all’esame, per evitare di contaminarlo con la sostanza iniettata. 

Quali sono i rischi e le controindicazioni

Nell’introduzione all’articolo abbiamo fatto menzione ad alcuni effetti collaterali e controindicazioni della risonanza magnetica, legati essenzialmente a due aspetti: 

  1. il campo magnetico;
  2. il mezzo di contrasto. 

Vediamoli insieme quali sono questi rischi:

  • le persone con impianti, in particolare quelli contenenti ferro – pacemaker, stimolatori del nervo vago, defibrillatori cardioverter impiantabili, registratori di loop, pompe per insulina, impianti cocleari, stimolatori cerebrali profondi e capsule da endoscopia con capsula – non devono entrare in una macchina per la risonanza magnetica, perché il campo generato potrebbe comprometterne il funzionamento;
  • il rumore forte generato dal macchinario può richiedere una protezione speciale per l’udito;
  • stimolazione nervosa: una sensazione di contrazione a volte risulta dai campi commutati rapidamente nella risonanza magnetica;
  • mezzi di contrasto: i pazienti con grave insufficienza renale che necessitano di dialisi possono rischiare una malattia rara ma grave chiamata fibrosi sistemica nefrogenica, che può essere collegata all’uso di alcuni agenti contenenti gadolinio;
  • gravidanza: sebbene non siano stati dimostrati effetti sul feto, si raccomanda di evitare le scansioni con RM come precauzione soprattutto nel primo trimestre di gravidanza;
  • claustrofobia: le persone con claustrofobia anche lieve possono avere difficoltà a tollerare lunghi tempi di scansione all’interno della macchina. Nei casi più gravi, si può ricorrere alla sedazione o, se possibile, l’utilizzo di un macchinario aperto;
  • parti metalliche: in seguito a incidenti gravi, capita di dover inserire delle protesi metalliche (viti, placche, ecc…), che rendono impossibile eseguire l’esame. Anche i lavoratori del ferro (saldatori, carpentieri, fabbri, ecc…) potrebbero, magari senza esserne a conoscenza, riportare delle piccole schegge metalliche nel corpo, per questo è essenziale avvisare i tecnici per verificare il da farsi. 

Conclusioni

Speriamo di aver spiegato in modo semplice ma efficace cos’è e come funziona la risonanza magnetica. 
Ricordiamo che il piano sanitario Enfea Salute rimborsa le spese sostenute per esami di alta diagnostica per immagini, compresa la risonanza magnetica.

Trovi i dettagli qui.